Un pane regale e le luci di Como “Città dei balocchi”

 

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Sulle nostre tavole in questi giorni fanno bella scena i dolci più tipici del Natale, ma sulla mia tavola oltre ai dolci fa bella scena questo pane che io ho chiamato ‘Pane regale’ o come lo chiamano  tutti ‘Monkey Bread, che tradotto diventa : pane delle scimmie chiamato anche pane puzzle scimmiesco, pane appiccicoso, che consiste in pezzi di pasta morbida cosparsi di burro e spezie anche in versione dolce.

Un pane sofficissimo, gustoso , goloso, un pane da pizzicare e gustare così come è oppure per accompagnare un antipasto .

E poi non ditemi che non fa una bella scena, se avete invitati vi assicuro che rimarranno stupiti alla vista e poi, dopo l’assaggio vorranno la ricetta .

 

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Approfittando di questi giorni di festa non poteva mancare una visita a Como , città che in questo periodo natalizio è illuminata di mille colori grazie alle spettacolari proiezioni che colorano e animano le facciate dei palazzi e monumenti. E’ il MAGIC LIGHT FESTIVAL che veste la città di un abito luccicante e fiabesco.

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Piazza Broletto

 

INGREDIENTI

500 g farina Gran gusto classica 2 Molino Colombo

2o   g lievito di birra fresco

2 cucchiaini di zucchero

10   g sale

230 g latte

40   g olio

1      Uovo

PER GUARNIRE

Burro

1spicchio di aglio

Semi di papavero

Mandorle tritate

Pistacchi tritati

Paprica dolce

Formaggio grattugiato

PREPARAZIONE

Sciogliere il lievito nel latte

Nella planetaria mettere la farina , lo zucchero, il lievito sciolto nel latte e azionare il gancio.

Aggiungere il sale, l’olio e amalgamare bene, per ultimo aggiungere l’uovo.

Lavorare l’impasto fino a quando diventa liscio e omogeneo, ci vorranno circa 10 minuti.

Coprire l’impasto e tenerlo a temperatura ambiente per mezz’ora, dopodiché metterlo in un luogo più fresco per un’ora.

Riprendere l’impasto dare un giro di pieghe a tre e lasciarlo a temperatura ambiente ancora per mezz’ora.

A questo punto potete suddividerlo in piccole parti che arrotonderete a pallina (io le ho fatte da circa 35 g ma potete farle anche più piccole)

A parte sciogliete il burro con uno spicchio di aglio schiacciato, fate passare ogni pallina nel burro e poi rotolate le stesse nei vari condimenti.

In una teglia a cerniera, meglio a ciambella, foderata con carta forno, disponete le palline in due strati sovrapponendole e alternandole.

Lasciate lievitare coperto per un ‘ora.

Cuocete a 190° per 35 minuti, aspettate 10 minuti prima di sfornare il pane.

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Pagnotta d’autunno, con farina di cereali e semi ” Cereasol “del Molino Colombo

 

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Sfogliando “Il grande libro del PANE”, di Piergiorgio Giorilli, mi ha colpito un pane con una decorazione molto particolare che ho voluto riprodurre sul pane che vi propongo oggi.

La decorazione è una foglia che sembra essersi appena posata dopo un leggero volo nell’aria, proprio come le foglie che cadono dagli alberi in questi giorni. Insomma un pane che ricorda l’autunno stagione bellissima per i colori che ci offre.

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Io amo le farine particolari e la rusticità che danno al pane, quale farina migliore se non una farina ricca di cereali e semi? ma  la Cereasol del Molino Colombo,

La Cereasol è una miscela di 8  diverse farine, farina di mais, farina di segale, farina di soia, farina integrale, e ancora farina di riso e farina integrale oltre ai semi di lino, fiocchi d’avena e di orzo, sesamo, insomma un mix di farine e semi per un pane rustico, ricco e saporito .

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Questo è il risultato, non vi viene voglia di tagliarne una fetta e addentarla? il gusto vi assicuro è eccezionale, un gusto ricco e intenso dato da questo meraviglioso mix di farina, la  Ceresol

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Per la lavorazione ho usato il metodo indiretto con impasto autolitico, l’impasto risulterà più liscio, elastico e malleabile, e il pane più fragrante con una crosta sottile e croccante.

PREPARAZIONE

INGREDIENTI per due pagnotte

900 g farina Cereasol Molino Colombo

560 g acqua

  10 g lievito di birra secco

  18 g sale

PREPARAZIONE

    •   Mescolare la farina con 490 g di acqua (circa il 55%sul totale) e lasciare riposare coperto temperatura ambiente, io ho lasciato a riposo per 3 ore ((l’autolisi prevede un riposo che va dai 20 minuti alle 24 ore)
    • Lavorare l’impasto il tempo necessario per amalgamarlo.
    • Trascorse le 3 ore riprendere l’impasto e aggiungere il lievito, la restante acqua e per ultimo il   sale.
    • Lavorare l’impasto finché risulta omogeneo
    • Coprire e lasciare riposare mezz’ora.
    • Riprendere l’impasto, toglierne una piccola parte per le foglie e dare all’impasto un giro di pieghe, lasciarlo riposare mezz’ora
    • Nel frattempo stendere l’altro impasto con il matterello e ricavare le foglie ( se volete si possono anche guarnire con dei semi di sesamo o altri semi, io ho semplicemente ripassato le nervature)
    • Riprendere l’impasto formare le pagnotte, appoggiarci sopra le foglie e spolverarle con la farina
    • Coprire e lasciare lievitare per un’ora e mezza
    • Cuocere a 220° per i primi 15 minuti abbassare a 200° e cuocere ancora per 30 minuti

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Pane di semola rimacinata…e il primo tentativo di decorarlo con i tagli

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Mi frullava in testa da tempo, e finalmente,ho trovato il momento per dedicarmi a fare prove di tagli sul pane, tagli un pò più particolari dei soliti, non semplicemente a scopo di lievitazione, ma anche per dare al pane un vestito della festa.

L’uscita del pane dal forno dopo la cottura è sempre un’emozione, il profumo che invade la casa è sicuramente la prima cosa che sorprende, ma poi anche l’aspetto è importante, non solo perché ci fa capire se un pane è cotto o è ben lievitato, ma perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Non è per niente facile decorare come si deve un pane, ci vuole mano ferma, devi avere in mente bene il disegno e devi avere un minimo di manualità “artistica”, e poi devi dosare il taglio, non troppo profondo ma neanche troppo in superficie, e sopratutto farlo al momento giusto della lievitazione, insomma una serie di cose che se fatte a dovere regalano un’opera artistica.

Il mio risultato è molto lontano da certi pani che si vedono in rete, decori che sembrano sculture, pizzi e merletti, avete presente i pani del famoso JOSEP PASCUAL ? ecco mi piacciono un sacco e passerei tutto il giorno davanti ai suoi video .

Da un impasto liscio le sue mani creano decori con i tagli o decori in rilievo che animano i pani e li fanno diventare pezzi d’arte.

Il  pane di oggi è un pane semplice con semola di grano duro, un pane da mettere in tavola e condividere a pranzo con la famiglia, un pane con una mollica soffice e profumata, una crosticina dorata, ma anche bello da vedere.

Per questo pane ho usato  il 60% di semola di grano duro rimacinata, adatta per la panificazione perché subisce un passaggio di macinazione in più rispetto alla semola, per il restante 40% farina00 con un w 260.

Perché usare la semola? Perché la semola rende più croccante il pane, perché  è un prodotto meno raffinato, perché sprigiona l’avvolgente aroma del grano che ricorda i pani profumati di una volta, perché la crosta del pane risulta più croccante e la mollica profumata, ed infine perché apporta carotenoidi  preziosi per l salute.

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Ingredienti

200 g farina 00 w260

300 g semola rimacinata

270 g acqua

2 cucchiaini di lievito di birra secco

1 cucchiaio di farina maltata

10   g sale

PREPARAZIONE

Sciogliere il lievito nell’acqua, nella planetaria mettere le farine, azionare il gancio e aggiungere il lievito, per ultimo il sale.

Lavorare per 7/8 minuti fino a che l’impasto risulta liscio e omogeneo.

Coprire e lasciare a temperatura ambiente per mezz’ora, dopodiché dare all’impasto due serie di pieghe a tre a distanza di mezz’ora, lasciare lievitare per 45 minuti.

Riprendere l’impasto, sgonfiarlo e dare un’altro giro di pieghe a tre, dare la forma finale pirlando l’impasto, appoggiarlo su carta da forno e lasciarlo lievitare per un’ora.

Poco prima di infornarlo spolverare il pane con farina 00 e praticare dei tagli decisi a vostro piacere.

Infornare a 220° per 15 minuti, abbassare  a 200 e cuocere per 25/ 30 minuti, aprendo leggermente lo sportello del forno gli ultimi 5 minuti.

Pane e olio…il sapore ritrovato con le Terre di Corillo

 

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Alcuni giorni fa mi è stata regalata una bottiglia di olio, un olio speciale, un olio che viene prodotto in una terra piena di sole, e in un luogo che ha in sé molti ricordi.

I ricordi di un bambino che dopo la raccolta e la spremitura  delle olive, correva a casa e aspettava con ansia di assaporarlo su una fetta di pane.

I ricordi di una terra abbandonata a se stessa per anni, ma che nel cuore non è mai stata dimenticata, e con una dedizione amorevole e un lungo lavoro, è tornata piano piano a rinascere come luogo dei ricordi e non solo, dove la mente il cuore ma anche il corpo, sono coinvolti emotivamente in una cornice molto suggestiva.

Le Terre di Corillo  un luogo pieno di magia e di ricordi.

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Dicevo dell’olio… si perché, in questo luogo, gli ulivi secolari regalano un olio che io amo definire con un sapore “verde” che si sprigiona in bocca e che ti ricorda il sole e la macchia mediterranea.

E allora per assaporarlo cosa c’è di meglio che su una fetta di pane appena sfornato?

Un pane dal sapore intenso, un pane con una farina integrale per assaporare al meglio il gusto di questo olio.

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INGREDIENTI

300 gr farina 00 w 260

200 gr farina integrale

2 cucchiaini di lievito di birra secco

1 cucchiaino di zucchero

270 gr di acqua

10 gr sale

Sciogliere il lievito nell’acqua insieme allo zucchero

Nella planetaria mettere le due farine, azionare il gancio e aggiungere l’acqua poca per volta ( può darsi che a secondo della farina che usate ci voglia più o meno acqua)

Per ultimo aggiungete il sale

Lavorate l’impasto per cinque minuti finché non si stacca dalla parete

Coprite e lasciate riposare mezz’ora

Trascorsa mezz’ora prendete l’impasto e sulla spianatoia dategli un giro di pieghe

Ripetete l’operazione a distanza di mezz’ora.

A questo punto prendete l’impasto allungatelo e appiattitelo con le mani, arrotolatelo su se stesso dandogli una forma di pagnotta allungata.

Spolverate la forma con la farina e fategli dei tagli.

Coprite e lasciate lievitare un’ora.

Cuocete a forno 220* per venti minuti poi abbassate a 200*e cuocete ancora 15 minuti.

Lasciatelo raffreddare su una gratella prima di tagliarlo.

La polemica sui sacchetti biodegradabili

 

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A fronte dell’introduzione dei sacchetti biodegradabili per la frutta e la verdura, vi propongo alcune delucidazioni che faranno chiarezza sui  questi sacchetti distribuiti dai supermercati, argomento di attualità di cui tutti parlano o sparlano, proponendo alternative a volte ridicole.

La recente applicazione della norma nazionale che impone l’utilizzo di borse biodegradabili e compostabili in sostituzione delle borse in materiale plastico ultraleggero ha creato notevoli polemiche tra i consumatori e nelle loro principali associazioni. Specialmente sul web questa polemica è spesso sfociata in confuse valutazioni generaliste che, complici gli articoli apparsi sui maggiori quotidiani, hanno contribuito ad una informazione parziale e di parte, tralasciando considerazioni più concrete e di buon senso.

Lasciatemi quindi tentare di fornire alcune risposte ad alcune domande, credo doverose, tralasciando origini e tecnicismi legislativi della norma.

Come erano i sacchetti che usavamo prima ?

I sacchetti autorizzati fino al 31/12/2017 erano di norma prodotto con polimeri di materiale plastico come HDPE Polietilene ad alta densità’, una molecola ricavata dal petrolio. E’ riciclabile ma la sua dispersione nell’ambiente e’ una delle fonti di inquinamento più’ diffuse, poiché’ i tempi di degradazione in condizioni naturali sono a dir poco “biblici”. L’uso, anzi l’abuso dei sacchetti ultraleggeri in Polietilene (con spessore inferiore ai 15 micron) era effettivamente divenuto un problema, anche a causa della loro gratuita’ (chi non ha mai preso un sacchetto dal reparto ortofrutta per altri usi ?).

Cosa vuol dire biodegradabile e compostabile ?

I nuovi sacchetti ultraleggeri (circa 13 micron di spessore) devono per norma essere compostabili, ovvero devono poter essere impiegati nei processi industriali di compostaggio dei rifiuti umidi, dove il prodotto finale della lavorazione e del trattamento dei rifiuti e’ il compost, e biodegradabili almeno al 90%, cioè devono degradarsi quasi completamente nel corso di un normale processo di compostaggio, senza lasciare residui visibili o sostanze inquinanti (come i metalli pesanti). L’esempio tutto italiano di uno di questi prodotti, detti bioplastiche, e’ il MaterBi di Novamont, un materiale prodotto a partire da materie prime vegetali (mais) e polimeri plastici tradizionali ma biodegradabili.

Certamente un prodotto divenuto molto richiesto, ma che per la sua messa a punto ha richiesto notevoli investimenti e grandi sfide.

Cosa significa che i sacchetti ultraleggeri attuali devono avere almeno il 40% di materiale da fonti rinnovabili ?

Almeno il 40% delle sostanze e quindi del carbonio presente nel sacchetto deve provenire da fonti facilmente rinnovabili come quelle vegetali (per esempio il mais) e solo una parte delle molecole può ancora derivare da fonti non rinnovabili (come il petrolio). La realtà’ e’ che già allo stato attuale,  non ci sono dati disponibili in già’ più del 40% degli ingredienti delle bioplastiche come il MaterBi ha origine da fonti rinnovabili.

Perché è illogico portare le borse usa e getta da casa ?

La maggior parte della grande distribuzione propone il sacchetto  in bioplastiche ultraleggero ad 1centesimo di euro (0,01 euro).

Un’ azienda della GDO di livello nazionale utilizza in media in un anno diverse centinai di milioni di sacchetti, potendo sfruttare una notevole leva commerciale. Attenzione però, i sacchetti per l’ortofrutta non sono semplici borse in plastica ma materiale di confezionamento ai fini igienici, come la vaschetta della carne ed il relativo film, o la carta del prosciutto cotto e del salame al banco servito. Chi di noi si è’ mai sognato di portare da casa una vaschetta per comprare un paio di etti di prosciutto o di insalata russa ? Oltre a ciò le borse per norma dovrebbero essere nuove, biodegradabili, compostabili, ed adatte al contatto alimentare. Siamo proprio sicuri di volerci impelagare in un esercizio così complicato ?

Quanto impatta l’acquisto di queste borse sulla spesa ?

Facciamo due conti. Se una famiglia fa la spesa un paio di volte la settimana e compra diciamo quindici diversi di frutta e verdura utilizzerà in media su un anno di 52 settimane 0,01x15x52= 7,8 Euro. Se la cifra ci sembra alta paragoniamola all’aumento delle bollette dei cellulari o al recente aumento dei pedaggi autostradali. In cambio di una mano all’ambiente credo che un piccolo sforzo si possa fare.

Quanto costa realmente una borsa Biodegradabile e compostabile ultraleggera ?

Un sacchetto ultraleggero in bioplastica costa almeno il doppio di un sacchetto in HDPE. Almeno ad oggi. Dunque almeno 2-3 centesimi. La GDO avrebbe assorbito i costi se non fosse stato per l’obbligo di farli pagare. Ma state tranquilli che li avrebbe ricaricati sul costo finale del prodotto. Come del resto è sempre stato fatto.

Per concludere credo che sarete d’accordo con me che, se quanto vi ho raccontato è anche solo in parte vero, e se ci sforziamo di utilizzare solo i sacchetti necessari, il costo finale sarà’ davvero ridicolo, mentre il contributo per l’ambiente davvero tangibile.

Vivailpane.com

LONDRA e l’atmosfera natalizia (prima parte)

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Londra a Natale mi sorprende sempre, ogni volta che ci torno mi ritrovo in una Londra diversa colorata e sfavillante come nessun altra capitale europea.

Quest’anno il freddo pungente ci ha fatto compagnia, ma camminare a Regent Street tra i negozi dello shopping per eccellenza e Piccadilly Circus, cuore di londra con i suoi luminosi display, passare da Soho tra le anatre laccate,  salire alla Tate Gallery e ammirare il panorama mozzafiato della City, ci ha fatto dimenticare del vento freddo. E cosi, camminando tra le vie di Londra, riscopro i luoghi simbolo che ogni volta rivedo con occhi diversi, un angolo di strada, una vetrina, un monumento.

REGENT STREET

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E’ una delle vie più importanti di Londra, non si può venire a Londra senza passare da Regent Street.

Negozi con i più famosi brand internazionale si trovano proprio qui, è la destinazione londinese per eccellenza  dello shopping, inoltre si trovano eleganti caffè, ristoranti e bar dove rilassarsi e gustare le prelibatezze.

Fate una sosta da Hamleys il famoso negozio di giocattoli e tornerete bambini.

Regent Street è anche la via che durante le feste natalizie  si veste di mille luci con addobbi davvero sorprendenti, come questi angeli che volano sopra alle mie teste.

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Poco distante merita una visita LIBERTY, che con FORTUM & MASON, sono i negozi che rispecchiano di più il gusto londinese, i prezzi non sono proprio abbordabili ma una sbirciatina rallegra la vista.

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Liberty vi farà fare un tuffo nel passato con la sua facciata Tudor gli interni con il best del fashion e la tromba  delle scale al centro illuminata dall’alto.

Si estende su quattro piani con pareti in legno e disegni liberty e si possono trovare oltre all’abbigliamento, fantastici accessori per la casa di ottimo gusto.

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Fortum & Mason è un negozio meraviglioso e originale, famoso come fornitore ufficiale dei reali   d’Inghilterra di prodotti alimentari, si possono trovare varietà di te e di vini, cioccolatini di ogni sorta, frutta tropicale, confetture e ogni sorta di prelibatezza. Ma non solo cibo, anche abbigliamento, pelletteria, accessori da uomo in una cornice idilliaca.

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Una passeggiata a ST’ JAMES’ PARK è quello che ci vuole per spezzare il la giornata.

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E’ il più antico parco di Londra e uno dei più eleganti spazi verdi della città, si trova tra Buckhingham Palace e St’ James’Palace ed è l’ideale per una ricarica nel verde dopo una giornata esplorativa.

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Ammirate il lago e i numerosi abitanti quali pettirossi, germani reali, anatre, cigni e gli immancabili scoiattoli grigi che aspettano dalle vostre mani qualcosa da sgranocchiare.

 

CAMDEN TOWN e il CAMDEN LOCK MARKET

Camden Town è una zona a nord di Londra, lontana dai palazzi reali e dalle vie dello shopping elegante. Qui troverete invece mercati dove fare uno shopping alternativo.

Il più bello è senz’altro Camden Lock Market, che si sviluppa all’interno di quelle che una volta erano le stalle dei cavalli della Regina.

Oggetti vintage, di artigianato, antiquariato a prezzi accessibili di tutti i tipi inclusi abbigliamento, libri, dischi di vinile e oggetti bizzarri sono le attrazioni turistiche di questo mercato.

Passeggiate lungo la Camden High Street e ammirate le facciate dei negozi,i coloratissime e allestite  sulla parte esterna con ogni sorta di oggetto e figure giganti come se fosse carnevale.

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Lo spirito di CAMDEN si ritrova anche nel fantastico food market, passeggiate tra i banchi e vi ritroverete in luoghi lontani ed esotici con i profumi cinesi, tailandesi, mediterranei.

 

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MICOULA o Pane di segale con castagne fichi e uvette

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Ormai il tempo delle feste si avvicina, e io colgo l’occasione per provare nuovi impasti di pani dolci, che, non vogliono sostituire il classico panettone, ma che a mio parere possono comunque allietare le serate invernali.

Tra i miei esperimenti c’è questo pane povero, oddio proprio povero di ingredienti non è, perché ci sono castagne, uvette, fichi secchi e noci, ma povero perché nasce in un contesto contadino dove con quel poco che avevano arricchivano un pane semplice, facendolo diventare un pane delle feste.

Difficilmente viene trovato in vendita nei forni, ma viene preparato rispettando la tradizione, io l’ho assaggiato in occasione della festa de Lo Pan ner in piazza Chanoux ad Aosta e mi sono letteralmente innamorata di questo sapore rustico dato dalla farina di segale, ma nello stesso tempo gentile e dolce visto la frutta contenuta.

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La Micoula è un pane tipico valdostano che veniva cotto in occasione dell’accensione dei forni e della cottura del Pan ner, è un pane di segale che si differenzia dal comune pane nero per la presenza di castagne, noci, fichi secchi, uva passa, e, talvolta, anche scaglie di cioccolato. In patois (il dialetto franco-provenzale della Valle d’Aosta) micòula significa infatti “pane un po’ più piccolo e un po’ speciale”.

Dal sito ufficiale del turismo della Valle d’Aosta ecco alcune notizie

In origine la micòoula — che già in epoca medievale era preparata a dicembre — era l’antico pane con castagne tipico della vallata di Champorcher. Poi, arricchita negli ingredienti, si è imposta come dolce natalizio, destinato ad allietare questi giorni di festa.(fonte sito ufficiale del turismo Valle d’Aosta)

E allora impastate anche voi questo pane e date il via ai dolci delle feste.

Ecco gli ingredienti

INGREDIENTI per due pagnottelle

275        g farina di segale

125        g farina 0

100        g farina integrale

310/325 g acqua

7            g lievito di birra liofilizzato

5            g sale

80          g zucchero

110        g fichi secchi

160        g castagne lessate

80          g uvette

PREPARAZIONE

Versare le farine nella planetaria, aggiungere il lievito e l’acqua poca per volta, per ultimo aggiungere il sale, lavorare l’impasto, che risulterà un po’ appiccicoso, per almeno cinque minuti.

Coprirlo e lasciarlo riposare mezz’ora.

Riprendere l’impasto e aggiungere i fichi tagliati e le uvette prima ammollate nell’acqua, le castagne e lavorare delicatamente.

Coprire e lasciare riposare mezz’ora, dopodiché riprendere l’impasto e formare due pagnotte, coprirle e lasciarle lievitare fino al raddoppio in un luogo caldo.

Spolveratele di farina e infornatele a 230* per 10 minuti, abbassare la temperatura a 200* e proseguire per altri 20 minuti.

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