Pane e olio…il sapore ritrovato con le Terre di Corillo

 

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Alcuni giorni fa mi è stata regalata una bottiglia di olio, un olio speciale, un olio che viene prodotto in una terra piena di sole, e in un luogo che ha in sé molti ricordi.

I ricordi di un bambino che dopo la raccolta e la spremitura  delle olive, correva a casa e aspettava con ansia di assaporarlo su una fetta di pane.

I ricordi di una terra abbandonata a se stessa per anni, ma che nel cuore non è mai stata dimenticata, e con una dedizione amorevole e un lungo lavoro, è tornata piano piano a rinascere come luogo dei ricordi e non solo, dove la mente il cuore ma anche il corpo, sono coinvolti emotivamente in una cornice molto suggestiva.

Le Terre di Corillo  un luogo pieno di magia e di ricordi.

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Dicevo dell’olio… si perché, in questo luogo, gli ulivi secolari regalano un olio che io amo definire con un sapore “verde” che si sprigiona in bocca e che ti ricorda il sole e la macchia mediterranea.

E allora per assaporarlo cosa c’è di meglio che su una fetta di pane appena sfornato?

Un pane dal sapore intenso, un pane con una farina integrale per assaporare al meglio il gusto di questo olio.

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INGREDIENTI

300 gr farina 00 w 260

200 gr farina integrale

2 cucchiaini di lievito di birra secco

1 cucchiaino di zucchero

270 gr di acqua

10 gr sale

Sciogliere il lievito nell’acqua insieme allo zucchero

Nella planetaria mettere le due farine, azionare il gancio e aggiungere l’acqua poca per volta ( può darsi che a secondo della farina che usate ci voglia più o meno acqua)

Per ultimo aggiungete il sale

Lavorate l’impasto per cinque minuti finché non si stacca dalla parete

Coprite e lasciate riposare mezz’ora

Trascorsa mezz’ora prendete l’impasto e sulla spianatoia dategli un giro di pieghe

Ripetete l’operazione a distanza di mezz’ora.

A questo punto prendete l’impasto allungatelo e appiattitelo con le mani, arrotolatelo su se stesso dandogli una forma di pagnotta allungata.

Spolverate la forma con la farina e fategli dei tagli.

Coprite e lasciate lievitare un’ora.

Cuocete a forno 220* per venti minuti poi abbassate a 200*e cuocete ancora 15 minuti.

Lasciatelo raffreddare su una gratella prima di tagliarlo.

CHIOCCIOLE AL LATTE per una colazione golosa

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OLYMPUS DIGITAL CAMERALa ricetta di oggi è una ricetta di panini morbidi morbidi per una ricca colazione , guardando qua e la sul web mi sono imbattuta in questa ricetta del blog leckermachtlaune.de , un blog molto ricco di ricette di ogni genere.

Tonde liscie e profumate che non resisti, tuffate nel latte sprigionano tutta la sua fragranza, tagliate a metà e farcite con marmellata poi diventano golosissime.

La ricetta originale prevedeva farina di farro e lievito di birra fresco, io l’ho sostituita con farina tipo 1 e ho convertito il lievito fresco con quello secco, se vi capita una ricetta con lievito fresco ma voi avete quello secco, ecco una formula per cui “grammi di lievito fresco della ricetta : 3,29 cosi si ottiene la quantità di lievito secco da utilizzare”.

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Ed ecco queste “lumachine “ghiotte che sono finite sulla mia tavola per la colazione, ma essendone venute una decina ho provato a congelarne qualcuna per quelle mattine in cui sei di fretta e non hai  tempo ne voglia di prepararti nulla, e allora intanto che ti vesti la metti nel forno e poi te la gusti come se fosse appena sfornata.

INGREDIENTI

350  g farina 1

4      g lievito di birra secco

75    g zucchero

160 ml latte

6      g sale

1 uovo

50    g burro

uvetta o gocce di cioccolato

1 uovo

2 cucchiai di  latte per spennellare

 

PREPARAZIONE

1 Sciogliere il lievito nel latte che deve essere leggermente tiepido, aggiungerlo alla farina e di seguito lo zucchero il burro ammorbidito l’uovo e il sale.

2 Lavorare l’impasto fino a renderlo liscio, per ultimo aggiungere le uvette prima ammollate o le gocce di cioccolato

3 Coprirlo e lasciarlo lievitare 1 ora

4 Riprendere l’impasto e dividerlo in circa 10 parti, fare dei rotolini e avvolgere i rotolini su se stessi come delle chiocciole, appoggiarle su una teglia ricoperta da carta forno e spennelarle con l’uovo leggermente sbattuto con il latte

5 Coprirle e lasciale lievitare ancora 30 minuti.

6 Cuocerle  per 15 minuti a 220*

La polemica sui sacchetti biodegradabili

 

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A fronte dell’introduzione dei sacchetti biodegradabili per la frutta e la verdura, vi propongo alcune delucidazioni che faranno chiarezza sui  questi sacchetti distribuiti dai supermercati, argomento di attualità di cui tutti parlano o sparlano, proponendo alternative a volte ridicole.

La recente applicazione della norma nazionale che impone l’utilizzo di borse biodegradabili e compostabili in sostituzione delle borse in materiale plastico ultraleggero ha creato notevoli polemiche tra i consumatori e nelle loro principali associazioni. Specialmente sul web questa polemica è spesso sfociata in confuse valutazioni generaliste che, complici gli articoli apparsi sui maggiori quotidiani, hanno contribuito ad una informazione parziale e di parte, tralasciando considerazioni più concrete e di buon senso.

Lasciatemi quindi tentare di fornire alcune risposte ad alcune domande, credo doverose, tralasciando origini e tecnicismi legislativi della norma.

Come erano i sacchetti che usavamo prima ?

I sacchetti autorizzati fino al 31/12/2017 erano di norma prodotto con polimeri di materiale plastico come HDPE Polietilene ad alta densità’, una molecola ricavata dal petrolio. E’ riciclabile ma la sua dispersione nell’ambiente e’ una delle fonti di inquinamento più’ diffuse, poiché’ i tempi di degradazione in condizioni naturali sono a dir poco “biblici”. L’uso, anzi l’abuso dei sacchetti ultraleggeri in Polietilene (con spessore inferiore ai 15 micron) era effettivamente divenuto un problema, anche a causa della loro gratuita’ (chi non ha mai preso un sacchetto dal reparto ortofrutta per altri usi ?).

Cosa vuol dire biodegradabile e compostabile ?

I nuovi sacchetti ultraleggeri (circa 13 micron di spessore) devono per norma essere compostabili, ovvero devono poter essere impiegati nei processi industriali di compostaggio dei rifiuti umidi, dove il prodotto finale della lavorazione e del trattamento dei rifiuti e’ il compost, e biodegradabili almeno al 90%, cioè devono degradarsi quasi completamente nel corso di un normale processo di compostaggio, senza lasciare residui visibili o sostanze inquinanti (come i metalli pesanti). L’esempio tutto italiano di uno di questi prodotti, detti bioplastiche, e’ il MaterBi di Novamont, un materiale prodotto a partire da materie prime vegetali (mais) e polimeri plastici tradizionali ma biodegradabili.

Certamente un prodotto divenuto molto richiesto, ma che per la sua messa a punto ha richiesto notevoli investimenti e grandi sfide.

Cosa significa che i sacchetti ultraleggeri attuali devono avere almeno il 40% di materiale da fonti rinnovabili ?

Almeno il 40% delle sostanze e quindi del carbonio presente nel sacchetto deve provenire da fonti facilmente rinnovabili come quelle vegetali (per esempio il mais) e solo una parte delle molecole può ancora derivare da fonti non rinnovabili (come il petrolio). La realtà’ e’ che già allo stato attuale,  non ci sono dati disponibili in già’ più del 40% degli ingredienti delle bioplastiche come il MaterBi ha origine da fonti rinnovabili.

Perché è illogico portare le borse usa e getta da casa ?

La maggior parte della grande distribuzione propone il sacchetto  in bioplastiche ultraleggero ad 1centesimo di euro (0,01 euro).

Un’ azienda della GDO di livello nazionale utilizza in media in un anno diverse centinai di milioni di sacchetti, potendo sfruttare una notevole leva commerciale. Attenzione però, i sacchetti per l’ortofrutta non sono semplici borse in plastica ma materiale di confezionamento ai fini igienici, come la vaschetta della carne ed il relativo film, o la carta del prosciutto cotto e del salame al banco servito. Chi di noi si è’ mai sognato di portare da casa una vaschetta per comprare un paio di etti di prosciutto o di insalata russa ? Oltre a ciò le borse per norma dovrebbero essere nuove, biodegradabili, compostabili, ed adatte al contatto alimentare. Siamo proprio sicuri di volerci impelagare in un esercizio così complicato ?

Quanto impatta l’acquisto di queste borse sulla spesa ?

Facciamo due conti. Se una famiglia fa la spesa un paio di volte la settimana e compra diciamo quindici diversi di frutta e verdura utilizzerà in media su un anno di 52 settimane 0,01x15x52= 7,8 Euro. Se la cifra ci sembra alta paragoniamola all’aumento delle bollette dei cellulari o al recente aumento dei pedaggi autostradali. In cambio di una mano all’ambiente credo che un piccolo sforzo si possa fare.

Quanto costa realmente una borsa Biodegradabile e compostabile ultraleggera ?

Un sacchetto ultraleggero in bioplastica costa almeno il doppio di un sacchetto in HDPE. Almeno ad oggi. Dunque almeno 2-3 centesimi. La GDO avrebbe assorbito i costi se non fosse stato per l’obbligo di farli pagare. Ma state tranquilli che li avrebbe ricaricati sul costo finale del prodotto. Come del resto è sempre stato fatto.

Per concludere credo che sarete d’accordo con me che, se quanto vi ho raccontato è anche solo in parte vero, e se ci sforziamo di utilizzare solo i sacchetti necessari, il costo finale sarà’ davvero ridicolo, mentre il contributo per l’ambiente davvero tangibile.

Vivailpane.com

Londra e l’atmosfera natalizia (parte seconda)

Eccomi con la seconda parte di “LONDRA”

tra le nostre passeggiate non ci siamo fatti mancare  una capatina da M&Ms , con i suoi coloratissimi dispenser che ti fanno venire voglia di prenderne un po’di tutti i colori.

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MANGIARE FISH and CHIPS o un PIE

Non si può fare tappa in un locale e non mangiare Fish and Chips.

Non spaventatevi perché le porzioni sono enormi, ma vi assicuro che il vostro stomaco ce la farà.

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Vi consiglio il THE NAGS HEAD  un pub in Coven Garden, salite al piano superiore e vi troverete in un’atmosfera  calda e accogliente.

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Ordinate una Rivertown Pale Ale e sorseggiandola aspettate il vostro Fish and Chip o in alternativa un Chicken butter bean& bacon Pie o un Lentil cottage Pie per chi vuole mangiare vegano.

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SOUTHWARK-BOROUGH MARKET

E’ una tappa imperdibile di Londra, si estende sotto e attorno agli archi della ferrovia del London Bridge, un mercato dal sapore vittoriano  con una storia millenaria del luogo. Apre al pubblico per uno street food unico, qui si trovano una varietà di  specialità alimentari dalla Gran Bretagna e da tutto il continente.

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I produttori vengono a vendere i loro prodotti freschi direttamente al consumatore, si possono trovare eccellenze di carni, rare spezie, sali speciali, cacciagione, formaggi ecc. insomma se non altro gli occhi faranno una scorpacciata di colori e le vostre narici di profumi che vi porterete in ricordo.

E ora facciamoci più seri, anche se i musei non sono proprio la mia passione  la TATE MODERN merita una visita.

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E’ un museo di arte contemporanea e moderna, ed è ospitato in una ex centrale elettrica, l’aspetto esteriore da ex fabbrica nasconde all’interno spazi enormi e se vi piacciono le installazioni particolari questo museo fa per voi.

Esplorare la galleria sarà stimolante perché ci sono supporti di materiale didattico gratuito che stimolerà la vostra creatività.

Non mancate di salire al LIVELLO 6, vi troverete a godere di una vista mozzafiato a 360° su Londra.

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E poi c’è TRAFALGAR SQUARE e La NATIONAL GALLERY

Trafalgar Square è una dei simboli di Londra, costruita per commemorare la battaglia di Trafalgar ora ospita la colonna alta 30 mt dove campeggia la statua di Nelson che volge lo sguardo verso Westminster.

Spesso capita di assistere a spettacoli e concerti in questa piazza , eventi culturali e manifestazioni politiche.

E’ su questa piazza che si affaccia la bellissima National Gallery, con le due rampe di scale che conducono a quello che era l’ingresso principale ora spostato alla sua sinistra.

Entrateci l’ingresso è gratuito e vale la pena una visita, passeggiate tra le sale maestose e riposate su uno dei divani ammirando le opere.

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La sala che io amo di più è quella degli impressionisti a me tanto cari, e mi perdo ammirando i girasoli di Van Gogh.

Non dimenticate che questa piazza è lo snodo principale dei bus notturni, se ne cercate uno qui lo troverete di sicuro.

E poi se non siete ancora stanchi di scoprire Londra ci sono:

LE SOSTE GOLOSE

I musical

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Le guardie a cavallo

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IL binario 9e 3/4 di Harry Potter

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E poi ancora colore con Carnaby street

 

…e Soho anticonformista ed eclettico

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…e Buckingham Palace

Insomma non vi ho fatto venire voglia di andarci ? e allora non vi resta che preparare la valigia, se Londra chiama non si può che rispondere!

 

LONDRA e l’atmosfera natalizia (prima parte)

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Londra a Natale mi sorprende sempre, ogni volta che ci torno mi ritrovo in una Londra diversa colorata e sfavillante come nessun altra capitale europea.

Quest’anno il freddo pungente ci ha fatto compagnia, ma camminare a Regent Street tra i negozi dello shopping per eccellenza e Piccadilly Circus, cuore di londra con i suoi luminosi display, passare da Soho tra le anatre laccate,  salire alla Tate Gallery e ammirare il panorama mozzafiato della City, ci ha fatto dimenticare del vento freddo. E cosi, camminando tra le vie di Londra, riscopro i luoghi simbolo che ogni volta rivedo con occhi diversi, un angolo di strada, una vetrina, un monumento.

REGENT STREET

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E’ una delle vie più importanti di Londra, non si può venire a Londra senza passare da Regent Street.

Negozi con i più famosi brand internazionale si trovano proprio qui, è la destinazione londinese per eccellenza  dello shopping, inoltre si trovano eleganti caffè, ristoranti e bar dove rilassarsi e gustare le prelibatezze.

Fate una sosta da Hamleys il famoso negozio di giocattoli e tornerete bambini.

Regent Street è anche la via che durante le feste natalizie  si veste di mille luci con addobbi davvero sorprendenti, come questi angeli che volano sopra alle mie teste.

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Poco distante merita una visita LIBERTY, che con FORTUM & MASON, sono i negozi che rispecchiano di più il gusto londinese, i prezzi non sono proprio abbordabili ma una sbirciatina rallegra la vista.

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Liberty vi farà fare un tuffo nel passato con la sua facciata Tudor gli interni con il best del fashion e la tromba  delle scale al centro illuminata dall’alto.

Si estende su quattro piani con pareti in legno e disegni liberty e si possono trovare oltre all’abbigliamento, fantastici accessori per la casa di ottimo gusto.

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Fortum & Mason è un negozio meraviglioso e originale, famoso come fornitore ufficiale dei reali   d’Inghilterra di prodotti alimentari, si possono trovare varietà di te e di vini, cioccolatini di ogni sorta, frutta tropicale, confetture e ogni sorta di prelibatezza. Ma non solo cibo, anche abbigliamento, pelletteria, accessori da uomo in una cornice idilliaca.

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Una passeggiata a ST’ JAMES’ PARK è quello che ci vuole per spezzare il la giornata.

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E’ il più antico parco di Londra e uno dei più eleganti spazi verdi della città, si trova tra Buckhingham Palace e St’ James’Palace ed è l’ideale per una ricarica nel verde dopo una giornata esplorativa.

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Ammirate il lago e i numerosi abitanti quali pettirossi, germani reali, anatre, cigni e gli immancabili scoiattoli grigi che aspettano dalle vostre mani qualcosa da sgranocchiare.

 

CAMDEN TOWN e il CAMDEN LOCK MARKET

Camden Town è una zona a nord di Londra, lontana dai palazzi reali e dalle vie dello shopping elegante. Qui troverete invece mercati dove fare uno shopping alternativo.

Il più bello è senz’altro Camden Lock Market, che si sviluppa all’interno di quelle che una volta erano le stalle dei cavalli della Regina.

Oggetti vintage, di artigianato, antiquariato a prezzi accessibili di tutti i tipi inclusi abbigliamento, libri, dischi di vinile e oggetti bizzarri sono le attrazioni turistiche di questo mercato.

Passeggiate lungo la Camden High Street e ammirate le facciate dei negozi,i coloratissime e allestite  sulla parte esterna con ogni sorta di oggetto e figure giganti come se fosse carnevale.

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Lo spirito di CAMDEN si ritrova anche nel fantastico food market, passeggiate tra i banchi e vi ritroverete in luoghi lontani ed esotici con i profumi cinesi, tailandesi, mediterranei.

 

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MICOULA o Pane di segale con castagne fichi e uvette

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Ormai il tempo delle feste si avvicina, e io colgo l’occasione per provare nuovi impasti di pani dolci, che, non vogliono sostituire il classico panettone, ma che a mio parere possono comunque allietare le serate invernali.

Tra i miei esperimenti c’è questo pane povero, oddio proprio povero di ingredienti non è, perché ci sono castagne, uvette, fichi secchi e noci, ma povero perché nasce in un contesto contadino dove con quel poco che avevano arricchivano un pane semplice, facendolo diventare un pane delle feste.

Difficilmente viene trovato in vendita nei forni, ma viene preparato rispettando la tradizione, io l’ho assaggiato in occasione della festa de Lo Pan ner in piazza Chanoux ad Aosta e mi sono letteralmente innamorata di questo sapore rustico dato dalla farina di segale, ma nello stesso tempo gentile e dolce visto la frutta contenuta.

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La Micoula è un pane tipico valdostano che veniva cotto in occasione dell’accensione dei forni e della cottura del Pan ner, è un pane di segale che si differenzia dal comune pane nero per la presenza di castagne, noci, fichi secchi, uva passa, e, talvolta, anche scaglie di cioccolato. In patois (il dialetto franco-provenzale della Valle d’Aosta) micòula significa infatti “pane un po’ più piccolo e un po’ speciale”.

Dal sito ufficiale del turismo della Valle d’Aosta ecco alcune notizie

In origine la micòoula — che già in epoca medievale era preparata a dicembre — era l’antico pane con castagne tipico della vallata di Champorcher. Poi, arricchita negli ingredienti, si è imposta come dolce natalizio, destinato ad allietare questi giorni di festa.(fonte sito ufficiale del turismo Valle d’Aosta)

E allora impastate anche voi questo pane e date il via ai dolci delle feste.

Ecco gli ingredienti

INGREDIENTI per due pagnottelle

275        g farina di segale

125        g farina 0

100        g farina integrale

310/325 g acqua

7            g lievito di birra liofilizzato

5            g sale

80          g zucchero

110        g fichi secchi

160        g castagne lessate

80          g uvette

PREPARAZIONE

Versare le farine nella planetaria, aggiungere il lievito e l’acqua poca per volta, per ultimo aggiungere il sale, lavorare l’impasto, che risulterà un po’ appiccicoso, per almeno cinque minuti.

Coprirlo e lasciarlo riposare mezz’ora.

Riprendere l’impasto e aggiungere i fichi tagliati e le uvette prima ammollate nell’acqua, le castagne e lavorare delicatamente.

Coprire e lasciare riposare mezz’ora, dopodiché riprendere l’impasto e formare due pagnotte, coprirle e lasciarle lievitare fino al raddoppio in un luogo caldo.

Spolveratele di farina e infornatele a 230* per 10 minuti, abbassare la temperatura a 200* e proseguire per altri 20 minuti.

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Blog tour “Lo Pan ner” i Pani di segale e gli amici conosciuti a Challand

CHALLAN SAINT ANSELME E IL FORNO DI TILLY  PER “Lo Pan ner”

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Innanzitutto alcuni cenni:

L’iniziativa de “Lo Pan ner” è inserita nel contesto della Giornata internazionale della Montagna, dichiarata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dal 2003 .

Anche la valle d’Aosta intende dare un contributo a questa iniziativa, data la sua natura di Regione alpina e porre l’attenzione ai temi legati alla tutela e allo sviluppo dei territori montani e della popolazione residente.

Per questo 2017 la Giornata è celebrata appunto nell’iniziativa “ Lo Pan ner – I pani delle Alpi “.

E’ un evento culturale che si svolge contemporaneamente in 50 comuni valdostani, dove numerosi volontari si attivano per organizzare la cottura del pane e divulgare con numerosi iniziative la cultura del pane nero.

 

La Valle d’Aosta e “Lo Pan ner”

La Valle d’Aosta non la conoscevo proprio, c’ero stata di passaggio un paio di volte, ma senza avere avuto il tempo di conoscerla veramente, così, quando l’Aifb, l’Associazione Italiana Food Blogger di cui faccio parte, mi ha dato l’occasione di partecipare all “Seconda festa transfrontaliera  de Lo Pan ner“, mi sono sentita fortunata.

 

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Su tutto il territorio della Val d’Aosta sono stati accesi cinquanta forni che, nel passato, venivano attivati una volta l’anno per la panificazione cittadina.

Il paese che mi ha ospitata è Challand Saint Anselme  e, al mio arrivo, Ivana, la referente del comune a cui sono stata affidata, mi ha portato subito verso il forno di Tilly.

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Il forno di Tilly
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Un “tipico” abitante di CHALLAND
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Challand e le sue tipiche vie 

Durante il tragitto, mentre mi raccontava che avrei sentito parlare il Patois, dialetto valdostano che deriva dal francese antico, i miei occhi rimanevano incantati della bellezza di questa valle, che in questa stagione mette in mostra tutti i suoi colori più caldi.

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Un tuffo nel passato…la montagna vera fatta di veri montanari, dal carattere forte, ma accogliente , lavoratori instancabili e pronti a condividere con me questa esperienza, ma soprattutto a mantenere le tradizioni della panificazione collettiva.

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Agostino e Ivana al lavoro

La giornata passata con Ivana, Agostino e tutti i volontari al forno di Tilly è stata a dir poco intensa: mani che impastavano con gli stessi riti tramandati, e formavano quei pani che sarebbero stati cotti nel  forno, difficile da accendere e da portare alla temperatura giusta,e che avrebbe sfornato “Lo Pan ner.“

Le foto che ho fatto parlano da sole, esprimono sentimenti e amore per un pane e una tradizione che ancora oggi, nonostante la modernità, viene tramandata grazie a questi volontari.

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mani esperte

 

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I pani pronti per la cottura

Il profumo che si sprigionava nei dintorni del forno tra le viuzze ha attirato in anticipo chi voleva approfittare di questa occasione per avere un po’ di questo pane per sé, facendone scorta.

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Nel pomeriggio la piazzetta che ospita il forno di Tilly si è riempita di bambini che hanno potuto apprezzare il pane di segale nella merenda tipica valdostana ,BOCONA’ ,offerta dai volontari e partecipare ad un laboratorio tenuto da un personaggio tipico della valle che ha intrattenuto i bimbi con giochi contadini e indovinelli rigorosamente il lingua Patois.

La serata con i volontari si è conclusa intorno ad un tavolo imbandito davanti al forno che ancora emanava profumo; i saluti e i ringraziamenti sono stati tanti, come se ci si conoscesse da una vita, e insieme ci siamo affidati alla promessa di ritornare in quella valle e ritrovare tutti loro.IMG_8270

Un ringraziamento anche alla Maison Gaudenzio che mi ha ospitato per una notte, in camera  caratteristica e curata nei dettagli direi molto piacevole.

Grazie grazie grazie della meravigliosa esperienza.

Piazza Chanoux ad Aosta 

La piazza Èmile Chanoux di Aosta ci ha invece ospitato la domenica, nella nostra postazione abbiamo distribuito le ricette presentate dalle nostre socie nel contest organizzato dall’AIFB, ricette che avevano tutte come ingrediente” Lo pan per”.

 

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Piazza Chanoux

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Il coppapàn

Le forme tipiche del pane

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Ecco la foto “ufficiale” del forno di Tilly

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Ringrazio : Cinzia Donadini, Camilla Assandri, Mariateresa Cutrone,   Antonella Marconi, Tiziana Bontempi e Monica Cesarato che ho conusciuto in questa occasione, e che spero di rincontrare presto.

Arrivederci valle d’Aosta …