Blog tour “Lo Pan ner” i Pani di segale e gli amici conosciuti a Challand

CHALLAN SAINT ANSELME E IL FORNO DI TILLY  PER “Lo Pan ner”

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Innanzitutto alcuni cenni:

L’iniziativa de “Lo Pan ner” è inserita nel contesto della Giornata internazionale della Montagna, dichiarata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dal 2003 .

Anche la valle d’Aosta intende dare un contributo a questa iniziativa, data la sua natura di Regione alpina e porre l’attenzione ai temi legati alla tutela e allo sviluppo dei territori montani e della popolazione residente.

Per questo 2017 la Giornata è celebrata appunto nell’iniziativa “ Lo Pan ner – I pani delle Alpi “.

E’ un evento culturale che si svolge contemporaneamente in 50 comuni valdostani, dove numerosi volontari si attivano per organizzare la cottura del pane e divulgare con numerosi iniziative la cultura del pane nero.

 

La Valle d’Aosta e “Lo Pan ner”

La Valle d’Aosta non la conoscevo proprio, c’ero stata di passaggio un paio di volte, ma senza avere avuto il tempo di conoscerla veramente, così, quando l’Aifb, l’Associazione Italiana Food Blogger di cui faccio parte, mi ha dato l’occasione di partecipare all “Seconda festa transfrontaliera  de Lo Pan ner“, mi sono sentita fortunata.

 

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Su tutto il territorio della Val d’Aosta sono stati accesi cinquanta forni che, nel passato, venivano attivati una volta l’anno per la panificazione cittadina.

Il paese che mi ha ospitata è Challand Saint Anselme  e, al mio arrivo, Ivana, la referente del comune a cui sono stata affidata, mi ha portato subito verso il forno di Tilly.

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Il forno di Tilly
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Un “tipico” abitante di CHALLAND
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Challand e le sue tipiche vie 

Durante il tragitto, mentre mi raccontava che avrei sentito parlare il Patois, dialetto valdostano che deriva dal francese antico, i miei occhi rimanevano incantati della bellezza di questa valle, che in questa stagione mette in mostra tutti i suoi colori più caldi.

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Un tuffo nel passato…la montagna vera fatta di veri montanari, dal carattere forte, ma accogliente , lavoratori instancabili e pronti a condividere con me questa esperienza, ma soprattutto a mantenere le tradizioni della panificazione collettiva.

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Agostino e Ivana al lavoro

La giornata passata con Ivana, Agostino e tutti i volontari al forno di Tilly è stata a dir poco intensa: mani che impastavano con gli stessi riti tramandati, e formavano quei pani che sarebbero stati cotti nel  forno, difficile da accendere e da portare alla temperatura giusta,e che avrebbe sfornato “Lo Pan ner.“

Le foto che ho fatto parlano da sole, esprimono sentimenti e amore per un pane e una tradizione che ancora oggi, nonostante la modernità, viene tramandata grazie a questi volontari.

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mani esperte

 

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I pani pronti per la cottura

Il profumo che si sprigionava nei dintorni del forno tra le viuzze ha attirato in anticipo chi voleva approfittare di questa occasione per avere un po’ di questo pane per sé, facendone scorta.

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Nel pomeriggio la piazzetta che ospita il forno di Tilly si è riempita di bambini che hanno potuto apprezzare il pane di segale nella merenda tipica valdostana ,BOCONA’ ,offerta dai volontari e partecipare ad un laboratorio tenuto da un personaggio tipico della valle che ha intrattenuto i bimbi con giochi contadini e indovinelli rigorosamente il lingua Patois.

La serata con i volontari si è conclusa intorno ad un tavolo imbandito davanti al forno che ancora emanava profumo; i saluti e i ringraziamenti sono stati tanti, come se ci si conoscesse da una vita, e insieme ci siamo affidati alla promessa di ritornare in quella valle e ritrovare tutti loro.IMG_8270

Un ringraziamento anche alla Maison Gaudenzio che mi ha ospitato per una notte, in camera  caratteristica e curata nei dettagli direi molto piacevole.

Grazie grazie grazie della meravigliosa esperienza.

Piazza Chanoux ad Aosta 

La piazza Èmile Chanoux di Aosta ci ha invece ospitato la domenica, nella nostra postazione abbiamo distribuito le ricette presentate dalle nostre socie nel contest organizzato dall’AIFB, ricette che avevano tutte come ingrediente” Lo pan per”.

 

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Piazza Chanoux

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Il coppapàn

Le forme tipiche del pane

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Ecco la foto “ufficiale” del forno di Tilly

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Ringrazio : Cinzia Donadini, Camilla Assandri, Mariateresa Cutrone,   Antonella Marconi, Tiziana Bontempi e Monica Cesarato che ho conusciuto in questa occasione, e che spero di rincontrare presto.

Arrivederci valle d’Aosta …

 

 

Treccia uvetta e noci, per una colazione superenergetica

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Eccomi di nuovo , in questo ottobre un po’ pigro, le mattine che si sono fatte subito fresche e le giornate seppur belle ma ahimè sempre più corte. L’autunno è ormai arrivato pieno di colori caldi, e con lui la voglia di coccolarci magari con una colazione superenergetica.

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La colazione è il momento della giornata che bisogna prendere sul serio, è vero il tempo da dedicare è magari poco, ma basta organizzarsi e vi assicuro che una buona colazione è sinonimo di un buon approccio con tutto quello che ci attende durante la giornata.

Ecco perché sulla mia tavola oggi non manca una super treccia, gustosa e piena di energia, da assaporare magari anche per una merenda o una pausa caffè.

Con la sua semplicità mette d’accordo tutti, e vi assicuro che non vi basterà una fetta ma ahimè dovrete tagliarne un’altra per soddisfare il vostro palato.

E siccome in casa mia passa sempre qualcuno in cerca di qualcosa di dolce, le dimensioni di questa treccia non potevano che essere enormi, così c’è ne per tutti.

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INGREDIENTI

350 g farina 00

150 g farina 1

7     g lievito birra secco

80   g zucchero

70   g yogurt

50   g burro

220  g acqua

1 uovo+ 1 uovo per lucidare

70   g uvette

80   g noci

Preparazione

Sciogliere il lievito nell’acqua , mescolare e aspettare che si formino delle bollicine, Nella planetaria mettere le farine aggiungere il lievito e di seguito lo yogurt, lo zucchero, l’uovo, un pizzico di sale e per ultimo, quando tutti gli ingredienti sono amalgamati aggiungere il burro precedentemente ammorbidito.

Incordare bene l’impasto finche’ non si stacca dalle pareti.

A questo punto aggiungere le uvette prima ammollate e le noci spezzettate

Coprire e lasciare lievitare un’ora.

Riprendere l’impasto e dividerlo in tre formando una treccia, appoggiarlo sulla placca con carta forno spennellarlo con il tuorlo e coprirlo.

Lasciarlo lievitare ancora per un’ ora.

Infornare a 200° per 10 minuti poi abbassare a 190° per 15/20 minuti.

 

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CREMA DI FINOCCHIO e MELA con spiedino di gamberi e Crostone di Pane nero di segale per il Contest “Lo Pan nero- il pane delle Alpi”

 

Sabato 14 e domenica 15 Ottobre ad Aosta si terrà la seconda edizione della   Festa trasfrontaliera de Lo Pan Ner:I Pani delle Alpi.

Aifb e la Regione Autonoma della Valle d’Aosta accompagneranno questa manifestazione per la diffusione del pane nero di montagna.IMG_7971

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Questa bellissima pagnotta di Pane nero, tipica delle alpi mi ha subito ispirato una crema  che unisce ingredienti apparentemente non legati fra loro, ma che secondo me, raggiungono insieme un risultato davvero appetitoso.

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Il pane nero di segale, ricetta originale, è il pane tradizionale delle alpi, cotto nei forni collettivi di paese dove tutti portavano il loro pane per la cottura , un pane che durava mesi, dal sapore rustico e un po’ pungente.

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C’è ancora qualche forno ristrutturato e funzionante dove si possono cuocere questi pani; la ripresa della panificazione è importante per salvaguardare le tradizioni e non dimenticare quello che i nostri antenati sapevano fare in un’atmosfera conviviale e famigliare.

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In questa ricetta si incontrano prodotti tipici di altre regioni:il lardo, tipico salume toscano, il gambero, prodotto ittico, che insieme al finocchio e alla mela Gala tipica della val Venosta, esaltano la tipicità del Pane nero di segale.

 

INGREDIENTI

PER IL PANE DI SEGALE

Per due piccole pagnotte

275 g di farina di segale

125 g farina di frumento 0

100 g farina di frumento tenero integrale

310/320 ml acqua

7 g di lievito di birra fresco

10 g di sale

 

Per la crema

180 g finocchi

100 g mela Gala

30 g cipollotto

100 g patata

220/230 g acqua

sale

pepe

olio evo

panna da cucina

PER GLI SPIEDINI

6 Gamberi

6 fettine di lardo

PER LA PASTELLA

Farina 4 cucchiai

Birra   5 cucchiai

sale

PREPARAZIONE PANE

Per la preparazione del pane ho voluto seguire il metodo senza impasto e cioè :

*ho sciolto il lievito nell’acqua

*in una ciotola ho messo le farine aggiunto il lievito e per ultimo il sale

*ho mescolato giusto il tempo di amalgamare gli ingredienti senza lavorarlo troppo

*ho diviso in due l’impasto (perché volevo due pagnottelle, altrimenti lasciatelo intero per una pagnotta più grande) e l’ho trasferito su carta da forno

*ho coperto e lasciato lievitare a temperatura ambiente per 16 ore

*ho acceso il forno a 200° e messo all’interno una pentola di coccio con il coperchio in modo che si scaldasse anch’essa

*raggiunta la temperatura ho trasferito le pagnotte con la carta forno, senza più toccarle, nella pentola coprendole con il suo coperchio (attenzione a non scottarvi)

*ho cotto per 1/2 ora con il coperchio, ho proseguito ancora per 15 minuti senza coperchio

*tolto dal forno l’ho lasciato raffreddare su una gratella

PREPARAZIONE CREMA E SPIEDINI

Pulire i finocchi e il cipollotto, sbucciare la patata e tagliarli a piccoli pezzetti, in una casseruola di coccio mettere due cucchiai di olio e aggiungere le verdure e la mela anch’essa tagliata a tocchetti senza sbucciarla.

Rosolare il tutto un paio di minuti, aggiungere poi l’acqua e cuocere per 15 minuti.

Terminata la cottura frullare con un mixer, aggiungere 2/3 cucchiai di panna e   aggiustare di sale e pepe.

A parte preparare una pastella stemperando la farina con la birra, avvolgere i gamberi con il lardo passarli nella pastella e friggerli in olio bollente.

Servire la crema direttamente nella pagnotta scavandola dalla mollica che frullerete e farete tostare in una piccola padella.

Adagiate sulla pagnotta i gamberi a mo’ di spiedino alternandoli con una fettina di mela e completate con una spolverata di mollica tostata.

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BUON APPETITO

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Una giornata a Genova e la mitica “focaccia genovese”

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Genova ci aspetta e ci accoglie con una giornata primaverile di sole.

La prima cosa che faccio scesa dal treno è quella di dirigermi verso il porto e subito dopo cerco un caffè, si perché a genova non può mancare la colazione fatta con la focaccia e un buon cappuccio.

No non inorridite, anche io pensavo fosse un abbinamento azzardato finché negli ultimi anni mi è capitato di essere ospite alcuni giorni in liguria e la mattina sulla tavola della colazione faceva bella mostra questa focaccia. Le prime volte la mangiavo cosi da sola, ma poi intorno a me chi sapeva già che fine farle fare mi ha incuriosito, ed allora ecco che la focaccia finiva inzuppata nel latte, con una sorpresa inaspettata. Il salato e l’unto, si perché è proprio unta, si sposa perfettamente con il cappuccio in un’estasi di sapori.

Dicevo cerco un caffè e mi precipito, adocchio la focaccia ordino il cappuccio… e finalmente ecco il sapore ritrovato.

In pace con me stessa e con la focaccia inizio ad esplorare i carruggi, le viette strette un po’ in ombra e folcloristiche di Genova.

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Piazza De Ferrari

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Palazzi dei RolliIMG_2911IMG_2840

Camminando scopro i “Palazzi dei Rolli” palazzi di grande splendore in stile rinascimentale e barocco,costruiti dai nobili genovesi nel centro storico per essere le residenze delle famiglie aristocratiche, ora sono patrimonio dell’Unesco, alcune di queste sono sedi di banche o uffici, altre sono rimaste ancora di privati.

Poco fuori Genova si trova Boccadasse un borgo caratteristico  colorato e vivace, dove godiamo del sole primaverile prima di rientrare …

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ma prima facciamo scorta di focaccia …

 

Ed ecco la “mia focaccia genovese

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” mia” perché  questa è secondo i miei gusti quella che più si avvicina alla focaccia che si trova a Genova, “mia” perché’ è un compromesso tra la lunga lavorazione di quella doc e una lavorazione adatta a chi vuole farla in casa, insomma provatela e non smetterete di mangiarla.

 

INGREDIENTI

250  g farina 00w260

150  g acqua

15    g olio evo

3    g lievito di birra secco

5    g sale

4    g malto

Per la salamoia

60    g acqua

15    g sale fino

30    g olio evo

Sciogliere il lievito nell’acqua aggiungere l’olio e il malto. Aggiungere la farina  poca alla volta e per ultimo il sale.

Lavorare l’impasto per cinque minuti, fatelo riposare  per mezz’ora coperto.

Riprendete l’impasto dategli una piega a tre, schiacciatelo leggermente con le mani e adagiatelo su una teglia unta d’olio, la mia misura 33×23, coprite e l’ascite riposare ancora mezz’ora.

Distribuite bene l’impasto per tutta la teglia, lasciate lievitare ancora mezz’ora coperto.

Ora con i polpastrelli delle dita fate i famosi buchi, schiacciate bene fino in fondo alla pasta, non usate solo la punta delle mani ma tutta la prima falange.

A parte preparate la salamoia che verserete sulla focaccia, coprite e lasciate lievitare ancora per un’ora.

Cuocete a 220* per 12/15 minuti.

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La pasta frolla in tante versioni , una raccolta di ricette nata da una collaborazione bellissima

Eccolo il bellissimo lavoro che Valentina Venuti  e il gruppo La pasta frolla di cui faccio parte, ha realizzato con le ricette che abbiamo proposto e testato.

CALAMEO https://ita.calameo.com/read/0014544994c4ac5912cbd

Cosi recita lo slogan del gruppo: Il gruppo nasce per testare diverse ricette e diversi sistemi di realizzazione  della pasta frolla. Ciascun membro del gruppo sceglierà una ricetta della pasta frolla riportate nel post linkato sotto, la prova e la reinterpreta facendone una crostata, dei biscotti, delle tartellette, insomma tutto ciò che la fantasia vi suggerisce, attenendosi ai consigli.

Io ho proposto una Crostata al profumo di timo con crema di mandorle e nespole, ma troverete altre ricette tutte degne di essere provate, e tanti consigli per realizzare le diverse ricette della pasta frolla.

OLYMPUS DIGITAL CAMERACrostata al profumo di timo

Grazie Valentina e grazie a tutte voi per le bellissime ricette.

Trento e il master del canederlo

 

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Certamente non me l’aspettavo di essere tra i blogger scelti per il master del Canederlo di Trento dello scorso 5/6 Maggio, ospiti dell’’ISTITUTO TUTELA GRAPPA DEL TRENTINO, e, quando con una email mi è stato comunicata la notizia, ho lanciato un urlo di gioia. Ero al lavoro e le mie colleghe mi hanno guardato stranite, io che di solito sono compita ho espresso la felicità con un “ HO VINTO…HO VINTO” ero felicissima.

Arrivata a Trento mi dirigo verso L’Hotel America che ci ospiterà in questa trasferta e incontro finalmente  Alessandro Maurilli , l’organizzatore di questa due giorni trentina, Fabio Campetti,  Gabriella Pizzo e Valentina Rossi, i tre fooblogger dell’associazione che sarebbero stati i compagni di questa avventura.

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Segnana  ci aspetta e finalmente entriamo nel mondo della grappa.

Segnana è la più antica distilleria del Trentino, fu rilevata dai fratelli Lunelli nel 1982 e sorge accanto alle cantine Ferrari.

Qui ci accoglie Mirco Scarabello, che nello spiegarci il processo della grappa, ci dimostra un grande amore per il suo lavoro e il suo entusiasmo ci coinvolge subito.Ed ecco che le vinacce ottenute dopo la spremitura con le quali si ottiene il Ferrari, ancora ricche di aromi e sapori vengono immediatamente utilizzate per creare la grappa. Mirco ci mostra in ogni dettaglio la nascita della grappa davanti a sfavillanti alambicchi che sembrano uscire da una favola.

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Poi ci illustra il metodo Solera, un metodo per l’invecchiamento della grappa. Segnana è la prima distilleria che usa questo sistema, tipico dello Sherry.

E’ un metodo che consiste nel passaggio della grappa da un botte all’altra, botti che sono accatastate una sopra l’altra su cinque livelli, il risultato è una grappa altamente miscelata perché passata da cinque diverse botti .

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Non poteva mancare dopo le spiegazioni, la degustazione della grappa.

Mirco ci fa accomodare in una sala dove c’è una tavola imbandita con postazioni per la degustazione. Ambiente caldo e silenzioso, privo di profumi, in modo che quanto è contenuto nel calice possa esprimersi senza interferenze,

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e qui comincia il primo esame della grappa che è quello visivo, cioè si guarda il liquido se è perfettamente trasparente, poi si passa al colore che sarà  trasparente se la grappa è giovane, o più o meno ambrato se la grappa è invecchiata.

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Si passa poi all’esame olfattivo, la grappa va annusata brevemente, e a seconda della grappa si percepiscono sfumature fruttate, o ancora note speziate.

Ed infine si arriva all’esame del gusto, io a questo punto sono proprio curiosa, perché il profumo è intenso e voglio davvero provare a definire le sfumature di cui parla Mirco.

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Anche se il mio olfatto e le mie papille non sono cosi affinate da sentire tutte le sfumature, questa degustazione mi ha aperto gli occhi sul mondo della grappa, e quando adesso si parla di grappa mi torna in mente Mirco e la sua appassionante spiegazione.

Il giorno seguente ci aspetta il master del canederlo in una fantastica location quale è il palazzo Roccabruna, splendida dimora cinquecentesca nel cuore della città con affreschi e soffitti lignei e una cappella dedicata a S. Gerolamo.

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Palazzo Roccabruna è oggi la sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino dove si possono gustare vini, grappe, formaggi, salumi e olio del Garda.

 

Nella cucina ci aspetta Adriano Irranca che ci svela attraverso un detto il segreto per ottenere ottimi canederli, il detto dice “PAN VECIO SENZA MIGOLE”, cioè bisogna usare pane vecchio senza briciole che vanno scartate prima di impastarlo con gli altri ingredienti.

Sul tavolo da cucina pronti per essere impastati con il pane ci sono ingredienti quali uova, latte, speck, salsiccia, erba cipollina, prezzemolo, cipolla, formaggio. Le nostre mani affondano negli ingredienti e dietro i consigli di Adriano formiamo i canederli, che tuffiamo in acqua prima e passiamo nel burro poi per essere gustati.

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Che dire trentini o altoatesini i canederli sono ottimi entrambi…e dopo averli impastati e cotti ci aspetta la degustazione accompagnata da ottime bollicine.

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Un grazie all’AIFB Associazione Italiana Foddblogger  che mi ha dato l’opportunità di vivere questi due giorni intensi e condividerli con Alessandro Fabio Valentina e Gabriella. .

Un disegno per la festa della mamma e una torta semplice semplice

thumb_P1010228_1024Le cose semplici sono quelle che più ti riempiono il cuore e in un’occasione come la festa della mamma, la semplicità e la spontaneità, sono le cose che più mi piacciono.

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La semplicità e la spontaneità  che ritroviamo in questi disegni.

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Torte fragolose…

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Torte colorate…

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E tanti cuori…

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La fantasia dei bambini mi sorprende sempre, basta una matita e un foglio bianco per dare libero sfogo all’immaginazione. Il disegno rappresenta i loro sentimenti e tutto quello che disegnano lo vivono realmente; questi disegni rappresentano bene tutto l’amore che provano per la loro mamma.

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Questa torta è una libera interpretazione di una ricetta di #Donnahay, l’olio al posto del burro, lo yogurt greco e la stessa glassa la rendono leggera.

Di solito le glasse che si usano sopra alle torte sono troppo dolci, nauseanti e si finisce per toglierle completamente, questa glassa è il giusto compromesso tra il dolce del miele e la leggera acidità dello yogurt, senza pesare sulle calorie.

INGREDIENTI

280 g farina00

50 g farina di mandorle

80 g zucchero

4 uova

80  g miele

1 yogurt greco

125 g olio di semi di girasole

1/2 bustina di lievito

100 g mirtilli

 

PER  LA GLASSA ALLO YOGURT

2 yogurt greco

2 cucchiai di miele

mirtilli

PREPARAZIONE

Mescolare lo yogurt che servirà per la copertura con il miele e metterlo in un colino lasciandolo per almeno 2/3 ore in frigorifero, si separerà la parte liquida e lo yogurt sarà più adatto per la glassa.

Mescolare le uova con lo zucchero e il miele, usare una frusta elettrica devono diventare bianche e spumose, aggiungere lo yogurt, l’olio le due farine ed infine il lievito, per ultimo unire i mirtilli.

Cuocere a 160° per 45/50 minuti, io ho usato due teglie piccole ma se usate una teglia grande cuocete anche per 1 ora, fate comunque la prova stecchino.

Riprendete lo yogurt dal frigo e una volta raffreddata la torta mettetecelo sopra, cosi senza troppa precisione, dando con il dorso del cucchiaio un po’di movimento, fateci colare un po’ di miele e guarnite con i mirtilli.

Grazie Valentina.